
Il 29 gennaio in Villa Wasserman a Giavera del Montello ha avuto luogo la prima delle 4 serate della rassegna “Giavera, Salute e Territorio” dal titolo “Progetto sperimentale di biomonitoraggio del territorio: da dove partiamo”. Pubblichiamo di seguito una breve sintesi dei temi trattati durante l’incontro.
Sul palco si sono susseguiti tre relatori d’eccezione: il dottor Piotr Medrzycki, primo ricercatore del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria), dottorato in economia agraria; il dottor Giacomo Toffol, pediatra, parte di ISDE Medici per l’Ambiente e dell’Associazione Culturale Pediatri e, infine, la dottoressa Maria Bortot, ricercatrice post-doc del CIMeC, Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento.
In una sala gremita è stato descritto il progetto di biomonitoraggio eseguito a Giavera: campionamenti a cadenza mensile da maggio a settembre di pane d’api (primo elaborato del polline da parte dell’ape) inviati al CREA. Il dottor Piotr ha enunciato chiaramente cosa è stato ritrovato nei prelievi effettuati nella parte di territorio comunale più antropizzata e coltivata. Sostanzialmente, ponendo a confronto i dati locali con quelli del progetto BeeNet che ha ideato il CREA, è emersa l’istantanea di un’area inquinata da pesticidi come, purtroppo, la maggioranza dei territori rurali italiani, con dei picchi in giugno e luglio. La sostanza riscontrata in assoluto più abbondante è il fungicida Folpet, presente in quantità superiori al limite anche del 100%. Il pane d’api, quindi, prodotto apistico consumato ampiamente in zone del nord Europa, da noi non sarebbe affatto un alimento commestibile e sicuro mentre, con grande sorpresa, il miele è risultato perfettamente pulito da ogni pesticida.
Il dottor Giacomo Toffol ha poi proseguito la serata con una panoramica sui principali effetti di tali sostanze sulla salute umana in acuto e in cronico: dai danni al sistema neurologico e neuroendocrino ai tumori, all’infertilità. Particolare attenzione va posta nei confronti delle fasce più fragili della popolazione come bambini e donne in gravidanza che sono il target verso cui queste sostanze possono creare i danni peggiori. Per proteggerci dai pesticidi in sostanza è fondamentale star loro lontano: chiudere porte e finestre quando vengono irrorate le coltivazioni, non andare a passeggiare nei campi dopo che sono stati trattati, chi li usa deve attenersi strettamente alla normativa vigente del prodotto, distanze di sicurezza comprese anche se queste, dagli ultimi studi, sembrano comunque chiaramente insufficienti.
“Quando la natura trova un sistema funzionale, tende a ripeterlo in più sistemi”: con queste parole la dottoressa Maria Bortot ci ha spiegato come api e umani condividano gli stessi neurotrasmettitori e, di conseguenza, come possano essere vulnerabili alle medesime sostanze. Questa relazione sorprendente ci ha fatto conoscere l’ape più da vicino: è un insetto che sa contare, che distingue forme e volti, che comunica efficacemente con i propri consimili danzando e che, purtroppo, subisce effetti deleteri anche se entra in contatto con minime quantità di pesticidi.
Per migliorare il nostro ambiente, per viverlo in maniera più sana e libera, per avere del cibo più sicuro sembra che il biologico, come preannuncia il dottor Toffol, sia la soluzione migliore per gli ecosistemi, per gli animali, per noi e per i nostri figli.

