A cura di Anna Pozzatello

Il rapporto tra ambiente naturale e salute umana rappresenta un ambito emergente della medicina contemporanea. Un crescente corpo di evidenze dimostra che l’esposizione alla natura produce benefici significativi sul piano psicologico, fisico, cognitivo e sociale. La natura rappresenta un intervento trasversale, sostenibile e a basso costo, ma ancora poco integrato nella pratica clinica quotidiana pur rappresentando un determinante fondamentale della salute umana e una risorsa concreta per una medicina più sostenibile e centrata sulla persona.
Ma una stessa “dose” di natura può andare bene per tutti?
Considerare le tendenze biofiliche nell’applicazione della natura come medicina: una revisione clinica.
Comprendere meglio le connessioni che esistono tra gli esseri umani e il mondo naturale continua a rappresentare un ambito di ricerca in espansione, soprattutto alla luce dei benefici che il legame tra uomo e natura apporta sia alle persone che al pianeta. Le qualità rigenerative e terapeutiche percepite dallo stare in questi ambienti hanno portato al concetto di natura come medicina. Uno dei fili conduttori della letteratura degli ultimi trent’ anni è stato lo sviluppo di strumenti che cercano di misurare tale connessione per comprendere come le tendenze biofiliche individuali potranno essere utile per personalizzare gli interventi sanitari basati sulla natura.
L’origine della ricerca relativa a questa connessione viene spesso fatta risalire all’Ipotesi della biofilia proposta dal naturalista e biologo Edward O. Wilson (1984) secondo il quale, poiché noi esseri umani ci siamo evoluti nella natura, abbiamo sviluppato un bisogno innato di connetterci con essa per sostenere la nostra salute e sopravvivenza. Altri biologi come Kellert, invece, sostengono che alcune persone possano evitare attivamente gli ambienti naturali per paura di particolari animali o luoghi che storicamente potevano rappresentare un pericolo, configurando un comportamento definito biofobia (Kellert 1993). Non tutte le persone possiedono tendenze biofiliche o biofobiche: alcune possono essere semplicemente indifferenti alla natura, spesso perché immerse in uno stile di vita urbano (Schultz & Tabanico, 2007), perché hanno meno opportunità o meno orientamento a sperimentare la natura (Soga & Gaston, 2016). Tale fenomeno viene spesso definito “estinzione dell’esperienza” (Pyle, 1993, p. 130). Prescrivere una “dose di natura”, quindi, potrebbe non andare bene per tutti allo stesso modo.
Sul perché generalmente gli ambienti naturali ci fanno sentire meglio esistono due teorie principali: una è la Attention Restoration Theory (ART), che mostra come la natura ripristini l’attenzione mentale. La seconda è la Stress Reduction Theory (SRT) in cui si osserva come essa riduca lo stress. Il beneficio, però, si manifesta solo se c’è compatibilità tra persona e ambiente.
Come fare, quindi, a sapere se un dato tipo di natura può essere benefico per un individuo? L’articolo analizza cinque principali strumenti creati per misurare la connessione uomo-natura:
- PRS (Perceived Restorativeness Scale): misura quanto un ambiente è restaurativo nel momento presente
- INS (Inclusion of Nature in Self): valuta quanto una persona si sente parte della natura
- CNS (Connectedness to Nature Scale): considera la connessione emotiva e cognitiva
- NRS (Nature Relatedness Scale): valuta una relazione più ampia, incluse esperienze e atteggiamenti
- NCI (Nature Connection Index): è un indice per emozioni, significati, bellezza, compassione
Anche queste scale, però, presentano dei limiti che sono dati talvolta dal misurare gli stessi parametri, sovrapponendosi, altre volte non considerano il tipo di natura con cui si entra in contatto, ad esempio se si tratta di un parco pubblico, un bosco o una foresta, altre ancora non spiegano quali elementi benefici producano. Secondo la prospettiva di questa review un approccio coerente nella prescrizione di terapie verdi può essere quello di utilizzare simultaneamente più strumenti insieme (più scale), integrare metodi qualitativi e quantitativi, considerare il contesto reale delle esperienze (fattori personali, sociali e culturali dell’individuo) e fattori ambientali (sicurezza e accessibilità degli spazi naturali).
In sostanza, la natura spesso migliora il benessere dell’uomo, ma va considerato che non esiste una dose universale valida per tutti e che i benefici dipendono da persona a persona, questo sottolinea l’importanza di un approccio integrato e personalizzato, utilizzando strumenti in grado di cogliere le variabilità individuali, dell’ambiente e della relazione tra le due parti.
Qui l’articolo completo: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0272494425001616

